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IL CANONE DELLA BIBBIA
Come è giunta fino a noi la Bibbia? Quali sono i libri ispirati?
IL CANONE BIBLICO
La Bibbia è un unico Libro con uno solo autore divino, benché sia stata scritta in un periodo di 1500 anni tramite le penne di una quarantina di autori umani.
La Bibbia inizia con il racconto della creazione scritto da Mosè nel 1405 a.C. circa, e continua al racconto dell'eternità futura di Apocalisse 21-22, scritto dall'apostolo Giovanni e completato non più tardi del 95 d.C. Durante questo periodo, Dio rivelò Se stesso e i suoi propositi nelle Scritture ispirate. Ma ciò solleva una domanda significativa: <come sappiamo quali scritti dovevano essere inclusi nel canone delle Scritture e quali erano da escludere?>
Nella storia furono usati tre princìpi <universalmente riconosciuti> per convalidare quegli scritti che furono un risultato di rivelazione e di ispirazione divina.
Primo, l'autore del libro doveva essere un profeta o un apostolo riconosciuto (o collaboratore di un'apostolo).
Secondo, il libro non poteva essere in disaccordo con le Sacre Scritture esistenti, né contraddirle.
Terzo, il libro doveva ricevere il consenso generale della Chiesa Cristiana come libro ispirato. Così, quando i diversi concili si svolsero nella storia per considerare il canone, non votarono per la canonicità di un libro, ma piuttosto si limitarono a riconoscere, dopo il fatto, quello che Dio aveva già fatto scrivere.
Per quanto riguarda l'Antico Testamento, al tempo di Gesù tutto l'Antico Testamento era scritto e accettato dai Giudei. L'ultimo libro, Malachia, fu completato nel 430 a.C. Non solo il canone dell'Antico Testamento di Cristo è conforme all'Antico Testamento usato per tutti i secoli dopo, ma non contiene la non ispirata <Apocrifa>, un gruppo di 14 libri scritti dopo Malachia e aggiunti all'Antico Testamento all'inizio del secondo secolo a.C. nella traduzione greca dell'Antico Testamento ebraico chiamato la Settuaginta (LXX), e che appare tuttora nella Bibbia cattolica. Però, neanche un brano dell'Apocrifa è citato da alcuno scrittore del Nuovo Testamento, e Gesù non incluse alcuna parte di essa quando riconobbe il canone dell'Antico Testamento del suo tempo (vedi Luca 24:27, e il verso 44 in cui conferma la triplice ripartizione del canone ebraico).
Al tempo di Cristo, l'Antico Testamento era diviso in due liste di 22 o di 24 libri, che contenevano lo stesso materiale dei 39 libri delle versioni moderne. Nella lista di 22 libri, Geremia e Lamentazioni furono considerati come un unico libro, come pure Giudici e Rut. La lista di 24 libri era divisa in questo modo:
LA LEGGE
Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio
I PROFETI
I profeti anteriori: Giosuè, Giudici, Samuele (1 e 2), Re (1 e 2)
I profeti posteriori: Isaia, Geremia, Ezechiele, i dodici (profeti minori)
GLI SCRITTI
Libri poetici: Salmi, Proverbi, Giobbe
I cinque rotoli (Megilloth): Cantico dei cantici, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester
Libri storici: Daniele, Esdra-Neemia, Cronache (1 e 2).
Gli stessi tre test di canonicità usati per l'Antico Testamento vanno usati anche per il Nuovo.
I 27 libri del Nuovo Testamento furono riconosciuti come ispirati da Dio fin dal 2° secolo d.C., e sono universalmente accettati fin dalla fine del quarto secolo.
Preservazione
Come si può essere sicuri che la rivelata e ispirata Parola di Dio scritta, che fu riconosciuta come canonica dalla chiesa primitiva, è stata tramandata fino ad oggi senza la perdita di niente?
Inoltre, siccome uno degli scopi principali di Satana è di minare la Bibbia, sono sopravvissute le Scritture a questo assalto distruttivo? Nel principio egli negò la Parola di Dio a Eva (Genesi 3:4). Più tardi tentò di distorcere le Scritture nel suo incontro nel deserto con Cristo (Matteo 4:6-7). Tramite il re Joiachim cercò letteralmente di distruggere la Parola (Geremia 36:23).
La battaglia per la Bibbia continua, ma essa continuerà a sopravvivere ai suoi nemici.
Dio anticipò la malignità dell'umanità e di Satana verso le Sacre Scritture con le sue promesse di preservare la sua Parola. L'esistenza continuata delle Scritture è garantita in Isaia 40:8, "L'erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio dura per sempre" (vedi anche 1 Pietro 1:25). Questo significa che nessuna Scrittura ispirata è stata persa nel passato o è da scoprire ancora.
Il contenuto delle Scritture sarà conservato, sia in cielo (Salmo 119:89) sia sulla terra (Isaia 59:21). Così i propositi di Dio, come dichiarati negli scritti sacri, non saranno mai frustrati, neanche nel più piccolo dettaglio (vedi Matteo 5:18; 24:25; Marco 13:3; Luca 16:17).
"Così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata." (Isaia 55:11)
Trasmissione
Siccome la Bibbia è stata tradotta frequentemente in diverse lingue e distribuita in tutto il mondo, come possiamo sapere che nessun errore è stato introdotto, neanche per sbaglio? Mentre il Cristianesimo si è diffuso, è certamente vero che la gente abbia voluto avere la Bibbia tradotta nella propria lingua, che richiedeva traduzioni dalle lingue originali, l'ebraico e l'aramaico per l'Antico Testamento e il greco per il Nuovo Testamento. Non solo il processo di traduzione dava un'opportunità per errori, ma anche il processo di pubblicazione, che era per mano fino all'invenzione della stampa nel 1450 all'incirca, dava continue possibilità di errore.
Durante i secoli, gli studiosi della scienza di critica testuale hanno scoperto, conservato, catalogato, valutato e pubblicato un numero enorme di manoscritti biblici da tutti e due i Testamenti. Infatti, il numero di manoscritti biblici drammaticamente superano in numero i frammenti esistenti di qualsiasi altra letteratura antica. Confrontando testo con testo, il critico testuale può determinare con molta fiducia quello che lo scritto originale e ispirato conteneva.
Benché le copie esistenti del principale antico testo ebraico (masoretico) risalgono solo al decimo secolo d.C., due altre linee importanti di evidenza testuale aumentano la fiducia dei critici testuali che possono scoprire il testo originale.
Prima di tutto, l'Antico Testamento ebraico del decimo secolo d.C. può essere confrontato con la traduzione greca chiamata la Settuaginta o LXX (scritta dal 200 a.C. al 150 a.C. all'incirca; i manoscritti più vecchi ancora esistenti risalgono al 325 d.C. all'incirca).
C'è un consistenza meravigliosa fra i due che attesta l'esattezza del processo di copiatura dei testi ebraici durante i secoli.
Secondo, la scoperta dei rotoli del mar Morto dal 1947 al 1956 (manoscritti datati dal periodo 200-100 a.C.) è stata estremamente importante. Dopo aver confrontato i testi ebraici più vecchi con quelli più recenti, solo alcune piccole variante sono state scoperte, nessuna di cui cambia il significato di un brano.
Benché l'Antico Testamento è stato tradotto e copiato da secoli, la versione più recente è essenzialmente la stessa di quelle di prima.
I risultati per il Nuovo Testamento sono ancora più decisivi perché una quantità maggiore di materiale è disponibile per lo studio; ci sono più di 5000 manoscritti greci del Nuovo Testamento che vanno dall'intero testamento a frammenti di papiri che contengono una parte di un versetto. Alcuni frammenti esistenti risalgono al periodo da 25 a 50 anni dopo la scrittura. Gli studiosi del testo del Nuovo Testamento hanno concluso che:
- il 99,99% del testo originale è stato ritrovato, e
- nell'altro centesimo di una percentuale non ci sono varianti che influenzano in modo sostanziale qualsiasi dottrina cristiana.
Con questa ricchezza di manoscritti biblici nelle lingue originali e con l'attività disciplinata dei critici testuali per stabilire con quasi totale esattezza il contenuto dei testi originali, qualsiasi errore introdotto e/o perpetuato dalle migliaia di traduzioni nei secoli può essere identificato e corretto paragonando la traduzione o copia con l'originale ricostruito. Tramite questo mezzo provvidenziale, Dio ha adempiuto la sua promessa di preservare le Scritture. Possiamo essere sicuri che ci sono traduzioni disponibili oggi che sono veramente degne del titolo di Parola di Dio.
Riassunto
Dio voleva che la sua Parola durasse per sempre (preservazione). Quindi la sua auto-rivelazione scritta e proposizionale (rivelazione) fu protetta dall'errore quando originalmente scritto (ispirazione) e raccolta nei 66 libri dell'Antico e del Nuovo Testamento (canonicità). Durante i secoli, decine di migliaia di copie e migliaia di traduzioni sono state fatte (trasmissione) che hanno introdotto qualche errore. Ma siccome esiste ancora un'abbondanza di manoscritti dei due Testamenti nelle lingue originali, la scienza della critica testuale è stata in grado di ritrovare gli scritti originali (rivelazione e ispirazione) fino al 99,99%, e il rimanente centesimo di una percentuale non ha alcun effetto sul suo contenuto (preservazione).
Il sacro libro che leggiamo, studiamo, ubbidiamo e predichiamo merita di essere chiamato, senza riserva, <la Bibbia>, il cui autore è Dio e le cui qualità di totale verità sono caratteristiche anche della Sua fonte divina.
Ci sarà ancora di più nel futuro?
Come possiamo sapere che Dio non emenderà la nostra Bibbia attuale con un 67° libro ispirato? O, in altre parole, "È il canone chiuso per sempre?"
Il testo più impellente sul canone chiuso sono le Scritture stesse, a cui niente è stato aggiunto da quasi 2000 anni.
"Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro." (Apocalisse 22:18-19)
Alcune osservazioni significative, prese insieme, hanno convinto la Chiesa Cristiana durante i secoli che il canone della Scrittura è veramente chiuso e che non sarà mai riaperto.
Il libro dell’Apocalisse è unico nelle Scritture in quanto descrive dettagliatamente gli eventi della fine della storia e che precedono il futuro eterno.
Siccome Genesi inizia le Scritture collegando il passato eterno con la nostra esistenza nel tempo con il solo racconto dettagliato della creazione (Genesi 1-2), c'è un silenzio parallelo dopo che Giovanni ha scritto l'Apocalisse.
Questo ci porta anche alla conclusione che il canone del Nuovo Testamento fu allora chiuso.
Come ci fu un silenzio profetico dopo che Malachia completò il canone dell'Antico Testamento, così ci fu un silenzio parallelo dopo che Giovanni scrisse l'Apocalisse.
Ciò porta alla conclusione che allo stesso modo il canone del Nuovo Testamento fu allora chiuso.
Siccome non ci sono stati, né ci sono, dei profeti o apostoli nel senso dell'Antico o del Nuovo Testamento, non ci sono più possibili autori di futuri scritti ispirati e canonici. La Parola di Dio "è stata trasmessa ai santi una volta per sempre", e non si deve aggiungere ad essa.
Delle quattro esortazioni bibliche di non cambiare le Scritture, l'ultima, quella in Apocalisse 22:18-19, contiene avvertimenti di severo giudizio divino per la disubbidienza.
Inoltre, l'Apocalisse è l'unico libro del Nuovo Testamento che conclude con questo tipo di ammonizione e fu scritto più di 20 anni dopo il resto del Nuovo Testamento. I fatti suggeriscono quindi che l'Apocalisse è l'ultimo libro del canone e che la Bibbia è completa; aggiungere o togliere è contro la volontà di Dio.
Infine, la chiesa primitiva, quella più vicino nel tempo agli apostoli, credeva che l'Apocalisse concludesse gli scritti ispirati di Dio, le sacre Scritture.
Possiamo dunque concludere, con un ragionamento biblico, che il canone è e rimarrà chiuso. Non ci sarà nel futuro un 67° libro canonico della Bibbia.
(articolo scritto a cura di J.F. MacArthur Jr., The MacArthur Study Bible, per gentile concessione del curatore)
CHIESA E CONCILI: CHI STABILISCE IL CANONE?
Secondo l'insegnamento della Parola di Dio, i libri dell'Antico Testamento da accettare come ispirati sono quelli accettati dagli Ebrei. L'Apostolo ne spiega il motivo: "Prima di tutto, perché a loro furono affidate le rivelazioni di Dio" (Romani 3:1); e afferma ancora, parlando della Chiesa Cristiana: "mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell'olivo" (Romani 11:17). Quindi gli Ebrei, ai quali furono affidate le rivelazioni di Dio, sono quelli che ci hanno tramandato quello che noi chiamiamo Antico Testamento e loro chiamano Tanakh. La tradizione evangelica si rifà al testo biblico e non all'autorità di questo o quel concilio, che al limite possono essere considerati elementi di supporto storico.
Secondo i cattolici è il Concilio di Cartagine del 397 d.C. che "fissa" il canone del Nuovo Testamento; in realtà non è così. Nel 397 non si è fissato alcun canone: si trattava di un Sinodo provinciale che non aveva alcuna pretesa di ecumenicità tranne quella che poi gli è stata data a posteriori da altri Sinodi sempre provinciali che non avevano alcuna autorità per poterlo fare (1). Il Concilio di Cartagine del 397 si limitò a riaffermare l'accettazione dei libri che le comunità cristiane avevano riconosciuti ispirati con le loro letture pubbliche (2) (non la chiesa veterocattolica, né i concilii).
"Vi è un errore molto comune, così com'è anche pernicioso, cioè che la Sacra Scrittura ha tanta autorità quanta ne concede la Chiesa. Come se l’eterna ed inviolabile Parola di Dio dipendesse dalla fantasia degli uomini!
Infatti ecco la questione che viene sollevata non senza disprezzo dello Spirito Santo: Chi ci assicura che questa dottrina sia da Dio? O chi ci garantisce che sia pervenuta fino a noi integra? Chi ci può persuadere ad accettare un libro piuttosto che un altro, se la Chiesa non ha una regola infallibile?...
Ora tali imbroglioni sono confutati da una sola frase dell'Apostolo, la Chiesa si basa sui Profeti e gli Apostoli (Efesini 2:20). Se il fondamento della Chiesa è la dottrina che i Profeti e gli Apostoli ci hanno lasciato, è necessario che questa dottrina sia certa prima che la Chiesa venga in esistenza" (Calvino, Istituzioni della Religione Cristiana).
Questa è anche la posizione evangelica dove la Parola di Dio è autorevole da sè e la scelta storica della formazione di un elenco di libri ispirati è dovuta ai seguenti fattori:
I criteri utilizzati dalle prime Chiese Cristiane (e non dalla Chiesa Cattolica Romana, si badi bene) per stabilire il canone furono principalmente l'ecclesialità e l'apostolicità dei libri.
a) Ecclesialità
Furono scelti come "ufficiali" i libri che erano accolti e letti nella liturgia dalla maggior parte delle comunità che li conoscevano.
Furono le comunità che selezionarono i libri del Nuovo Testamento, non attraverso pronunciamenti ufficiali, ma attraverso il «sentire» spirituale dei cristiani (convincimento): in quei libri essi riconoscevano fissata la fede che avevano ricevuto nella predicazione orale ed accettato.
Ma perché i cristiani leggevano questi libri? Ecco il secondo criterio:
b) Apostolicità
Furono scelti quei libri che si riconoscevano prodotti (direttamente o indirettamente) dagli apostoli: «Si può dire che il concetto di "canone", sia derivato in modo diretto da quello di apostolo. L'apostolo ha nella Chiesa una funzione unica, che non si ripete: è un testimone oculare. Per conseguenza solo gli scritti che hanno per autore un apostolo o un discepolo di un apostolo sono reputati garantire la purezza della testimonianza cristiana» (O. Cullmann, Le Nouveau Testament, Paris 1966; ed. ital. Bologna, 1968, pag. 141-142).
1. Quanto ai vangeli, le comunità hanno accettato quelli che avevano come autori sicuri gli apostoli o i diretti ascoltatori di apostoli (dopo aver valutato, per questi ultimi, che avessero raccolto bene il loro insegnamento). Per questa ragione furono rifiutati i vangeli apocrifi.
2. Quanto alle lettere, era compito dei destinatari garantire sul mittente. Si noti, però, che spesso un autore si serviva di uno scrivano-segretario che scriveva il testo. È per questa ragione che scritti come la Didaché o la lettera di Clemente di Roma, nonostante fossero dello stesso periodo e sullo stesso argomento dei libri del Nuovo Testamento, non furono accolti tra i libri ufficiali.
Ne consegue che, per le comunità cristiane antiche, norma di fede non erano gli scritti, ma le testimonianze orali apostoliche che si fissarono poi in tali scritti. Valeva il seguente principio: era canonico (= normativo) solo ciò che era apostolico.
Infatti per noi è fondamentale la seguente attestazione della Scrittura:
"Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre" (Giuda 3).
Sappiamo che alla fine del primo secolo - e le testimonianze storiche concordano - c'era già un elenco di libri accettati dalle Comunità Cristiane reso valido dalla "testimonianza oculare degli Apostoli di Gesù". I testi apocrifi o "deuterocanonici" dell'Antico Testamento, ancora oggi usati dalla chiesa cattolica, erano invece considerati da numerosi padri della chiesa, lesivi della autorità stessa della Parola di Dio (come Atanasio, Cirillo, Gregorio Nazianzeno ed Epifanio) o semplicemente come libri pastorali, in qualche modo utili per l'insegnamento della morale, ma non della dottrina (come Ilario, Rufino e altri).
1) Nota: Il concilio di Cartagine, secondo quanto afferma il Diritto Canonico del Cattolicesimo, è un concilio "provinciale", in quanto questo è un sinodo della allora Chiesa Africana, indetto dal sinodo delle Chiese che ne facevano parte. La sua distinzione è appunto dovuta al suo contesto "locale", per questo motivo non è inteso essere ecumenico, universale, e le norme proclamate hanno una valenza locale. Le norme dei Concili provinciali, non hanno quindi secondo il Canone canonico un valore normativo per tutta la Chiesa.
Il pronunciamento canonico ufficiale della Chiesa di Roma, si ha solo a Trento molti secoli dopo. Rimane fermo comunque il valore storico che ha per noi la posizione del Concilio di Cartagine.
Inoltre, la Chiesa Africana, come le altre sedi apostoliche si riconosceva cattolica nel senso di fedeltà alla tradizione apostolica, non perchè riconoscesse il "magistero" della sede di Roma (che è un elemento che la Chiesa Romana ha aggiunto all'ortodossia cattolica in seguito).
- Nota: Molti scrittori antecedenti di parecchio i concili di Cartagine, Nicea e Calcedonia già riconoscevano come ispirati i libri del Nuovo Testamento. A titolo d'esempio, ricordiamo che numerose citazioni dai vangeli canonici, dagli atti, dalle epistole apostoliche e dall'apocalisse sono riconoscibili nelle epistole di Ignazio di Antiochia (I secolo), di Policarpo (circa 107 d.C.) ed altri antichi scrittori.
- Giustino Martire scrisse intorno al 148 d.C. libri in difesa della fede cristiana. Nello scritto dal titolo "Prima Apologia", riferendosi alle assemblee cristiane, egli afferma: "Si leggevano le Memorie degli apostoli o gli Evangeli...con i libri dei Profeti; ed in ogni assemblea dopo che si era letto il presidente ne faceva oggetto delle sue esortazioni" (Apologia I,67). Giustino riconosce come autoritativa anche l'Apocalisse e l'attribuisce all'apostolo Giovanni.
- Oltre a questi ed altri antichi scrittori cristiani, possiamo ricordare testimonianze provenienti da altre fonti, come nel caso dell'eretico Marcione, il quale usa nei suoi scritti l'Evangelo di Luca e dieci delle Epistole di Paolo; conosce anche l'Apocalisse come ispirata... e tutto questo ancora prima dei concili. Questi libri, insieme all'epistola di Giuda, sono menzionati anche nel Frammento del Muratori (circa 170 d.C.).
"Quanto è felice quella Chiesa (Cristiana)... aggiunge alla Legge e ai Profeti le Scritture evangeliche ed apostoliche ed è là che si abbevera la sua fede... Guai a coloro che aggiungono o sottraggono qualcosa a ciò che è scritto. Volere credere senza le Scritture (del Nuovo Testamento), significa voler credere contro le scritture" (Tertulliano, De praescriptione Haereticorum).
LE PIÙ ANTICHE SCRITTURE EBRAICHE
Le Scritture dell'Antico Testamento (Tanakh) furono composte in un periodo che si estende per più di un millennio, dal 1450 circa a.C. al 400 circa a.C.
Il primo scrittore ispirato fu Mosè, il quale scrisse il Pentateuco intorno al 1450-1400 a.C. Malachia, ultimo scrittore dell'Antico Testamento, non scrisse più tardi del 400 a.C.
In origine, le parti più antiche dell'Antico Testamento furono scritte su pelli di animali o su papiro in un ebraico antico, con lettere arcaiche simili a caratteri delle più antiche iscrizioni fenice. Questa scrittura arcaica, dopo il 400 a.C. adottò i caratteri quadrati dell'alfabeto aramaico, usati nei rotoli del Mar Morto, in posteriori manoscritti ebraici e nelle Bibbie ebraiche stampate sin dal 1477.
IL CANONE DELL'ANTICO TESTAMENTO
Per canone della Scrittura si intende la lista dei libri della Bibbia ispirati da Dio, e dunque accettati come unica regola di condotta e di fede.
Il termine greco "kanon", indicava originariamente una canna per misurare. Di fatto designava "ciò che misura" cioè uno standard, una regola, una norma. Più specificatamente "ciò che è misurato" secondo quello standard o norma, quindi quei "libri ispirati da Dio".
Tutti i libri della Sacra Bibbia hanno avuto autorità canonica sin dal momento in cui furono ispirati dallo Spirito di Dio, indipendentemente dal fatto di essere inseriti in una raccolta formale o dal mero riconoscimento umano. Il canone dell'Antico Testamento accettato dai cristiani evangelici è identico a quello giudaico e, tra l'altro, a quello riconosciuto dai primi cristiani e padri della chiesa.
È importante sottolineare che gli Ebrei non riconoscevano i libri apocrifi come ispirati, né li riconoscono tuttora. Ricordiamo che è agli Ebrei che "furono affidati gli oracoli di Dio" (Rom. 3:2), ed essi hanno fedelmente protetto e conservato i libri canonici dell'Antico Testamento, nonostante in essi si parla delle loro ribellioni e dei castighi da parte di Dio, ed è profetizzata in dettaglio la venuta di Gesù.
Lo storico giudeo Giuseppe Flavio considerava chiuso il canone dell'Antico Testamento ai giorni di Artaserse, ossia al tempo di Esdra. Ecco le sue parole:
"Abbiamo soltanto 22 libri illustranti la storia dell'intero periodo, ritenuti di origine divina. Cinque di questi appartengono a Mosè e contengono le sue leggi e le tradizioni delle origini del genere umano fino al tempo della morte di Mosè. Dopo di essa, fino al regno di Artaserse, i profeti che successero a Mosè scrissero la storia degli eventi che si verificarono nel loro tempo in 13 libri. I rimanenti 4 libri comprendono inni a Dio e precetti per la condotta nella vita dell'uomo.
Dai tempi di Artaserse fino ai nostri giorni, ogni avvenimento è stato riportato, ma questi recenti documenti non sono stati reputati degni di credito pari a quelli che li hanno preceduti, in quanto manca l'esatta successione dei profeti.
La prova pratica dello spirito con il quale trattiamo le nostre Scritture sta nel fatto che benché sia ora trascorso un così grande lasso di tempo, non un'anima si è avventurata ad aggiungere o togliere o alterare una sillaba, ed è nella natura di ogni Ebreo, dal giorno della sua nascita, di considerare queste Scritture come insegnamento di Dio e di osservarle e, se ne sorgesse la necessità, dare con gioia la sua vita per esse".
LE PIÙ ANTICHE SCRITTURE CRISTIANE
Per quasi due decenni dopo l'ascensione del Signore Gesù, le Scritture dell'Antico Testamento, principalmente in greco, costituirono la Bibbia dei cristiani. Il primo libro del Nuovo Testamento fu probabilmente 1 Tessalonicesi, scritto forse già dal 45 d.C. L'Apocalisse è comunemente ritenuto l'ultimo, ed è solitamente datato intorno al 95 d.C. (diversi studiosi ritengono invece che possa risalire a un periodo ancora precedente).
Pietro predicò dall'Antico Testamento (Atti 2:14-36); così fecero anche Stefano (Atti 7:2-53), Filippo (Atti 8:32-35) e Paolo. Ecco perché tutti gli scritti del Nuovo Testamento erano impregnati di Antico Testamento e perché i loro scritti ispirati affondano le radici nell'Antico Testamento.
ORIGINE DEI LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO
L'Evangelo fu prima predicato verbalmente e interpretato alla luce della storia e della profezia dell'Antico Testamento. Resoconti orali della vita e dell'opera di Cristo furono poi messi per iscritto (i Vangeli sinottici risalgono a qualche anno prima del 70 d.C.). Il bisogno della sana dottrina sulla Persona e sull'opera di Cristo divenne presto una necessità, accentuata dall'esigenza di dover difendere il Cristianesimo contro errori come il legalismo e l'antinomianismo o antinomismo (inutilità della Legge). Le epistole paoline furono scritte per rispondere a questo bisogno. L'esigenza di scrivere un profilo storico sullo sviluppo della chiesa trovò una risposta nel libro degli Atti, mentre l'Apocalisse fu scritta per completare la rivelazione del piano e degli scopi di Dio per il tempo e l'eternità.
Inizialmente furono le lettere di IL CANONE DEL NUOVO TESTAMENTO Paolo e degli altri apostoli che cominciarono a circolare tra le comunità per ordine degli stessi apostoli (cfr. Col. 4:16; 1 Tess. 5:27; 2 Cor. 1:1; Giac. 1:1; 1 Piet. 1:1).
Inoltre, l'apostolo Pietro parla delle epistole di Paolo facendo supporre che esse circolavano già tra le chiese: "Considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture" (2 Pietro 3:15,16).
Questi scritti, riconosciuti e citati dalla chiesa apostolica, s'imposero ben presto autonomamente, secondo la volontà di Dio, e assunsero autorità canonica. L'apostolo Pietro, parlando delle lettere di Paolo, le metteva sullo stesso piano delle Scritture dell'Antico Testamento (2 Pietro 3:15).
Una conferma storica della loro autorevolezza, è data dal fatto che tutto il Nuovo Testamento, tranne undici versetti, è citato negli scritti dei padri della chiesa dei primi due secoli.
Quando S. Girolamo tradusse la Bibbia in latino, negli anni 382-404 d.C., non tradusse i libri apocrifi. Egli rifiutò di riconoscerli come parte del Canone delle Scritture. Egli scrisse nel prologo a Graziano:
"La chiesa legge il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell'Ecclesiastico, l'inno dei tre giovani e le favole di Belo e del dragone, ma essa non le riceve punto nel novero delle Scritture autentiche; le legge soltanto a fine di ricavarne una lezione per la vita e un esempio per i costumi, ma non già per stabilirvi una dottrina".
IL CANONE E I CONCILI DI NICEA E CARTAGINE
Il canone del Nuovo Testamento era riconosciuto dalla chiesa primitiva, già prima del Concilio di Nicea del 325 d.C. (il quale, tra l'altro, non discute il canone).
La formazione del canone non è stata una decisione conciliare. Il Concilio di Cartagine nel 397 non fece altro che ratificare il giudizio delle chiese primitive e decise di limitarsi nelle letture pubbliche soltanto alle Sacre Scritture. Non c'erano dispute sulla canonicità, sebbene alcuni erano ancora incerti riguardo all'ispirazione di alcune epistole.
Eusebio di Cesarea (264-340 d.C.) preparò per l'imperatore 50 Bibbie che contenevano tutti i libri dai quali essa è composta oggi.
Il canone dell'Antico e Nuovo Testamento fu dunque accettato dalla Chiesa Cristiana molto tempo prima della formazione della chiesa cattolica romana. I 27 libri che compongono il Nuovo Testamento (Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere apostoliche, Apocalisse di Giovanni) sono accettati da tutta la Cristianità; essi rappresentano il modello, l'unità di misura (tale è il senso del greco kanòn) a cui ci si deve attenere fermamente.
ESATTEZZA E AUTENTICITÀ DEL CANONE
Lo Spirito Santo non ha solo ispirato il canone della Scrittura e ha preservato i suoi autori da ogni errore, ma ha pure messo in grado le diverse generazioni del popolo di Dio di riconoscere i libri canonici quando essi apparivano: "Quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una voce che dirà: Questa è la via; camminate per essa!" (Isaia 30:21). "Lo Spirito della verità... vi guiderà in tutta la verità" (Giov. 16:13).
Quando questi libri furono riconosciuti come provenienti da Dio, essi furono inclusi nel canone.
Chi nega l'opera dello Spirito Santo lo fa per dare gloria a una elite di ecclesiastici o a una data denominazione religiosa, anziché a Dio.
La Bibbia, Parola di Dio, non è sorta né dai cosiddetti padri della chiesa, né dai concili, ma è opera di Dio che ha guidato ogni evento secondo la Sua volontà.
La Bibbia stessa ci dà vari esempi dell'accettazione delle sue parti da parte del popolo di Dio. A Mosè era stato detto di mettere per iscritto la rivelazione che Dio gli aveva data (Es. 34:27; vedi Es. 24:4). I libri della legge di Mosè (i cinque libri che ora vengono chiamati Pentateuco) furono affidati da Dio a Giosuè (Giosuè 1:7,8); Giosuè scrisse il resoconto delle sue conquiste nella terra di Canaan (Giosuè 24:26), e questa relazione venne a far parte del canone crescente della Scrittura.
Attraverso l'Antico Testamento, mentre erano scritti libri sotto l'ispirazione dello Spirito Santo (cfr. 2 Pietro 1:21), essi venivano aggiunti alla collezione dei libri ispirati, così che per il tempo di Gesù il canone era completo nei suoi 39 libri che oggi noi possediamo e che gli Ebrei hanno ora nella loro Scrittura. Nessuno mancava e nessuno era superfluo. Insieme essi comprendono la rivelazione che Dio aveva data prima dell'avvento di Cristo.
Su che base è stato fatto questo riconoscimento? Il popolo di Dio durante 1000 anni circa di storia ebraica accettò gli scritti dei profeti, od altri ispirati dallo Spirito Santo. Quegli stessi libri furono citati largamente dagli apostoli e da Gesù, che ne riconobbe il canone (cfr. Luca 24:44).
Allo stesso modo, durante il periodo in cui fu scritto il Nuovo Testamento (circa 50 anni), Dio guidò il suo popolo a riconoscere ed accettare gli scritti di coloro che erano stati apostoli di Cristo (o i loro rappresentanti), cosicché per la fine del primo secolo, si arrivò ai 27 libri inclusi nel Nuovo Testamento - nessuno in più e nessuno in meno.
In questi 66 libri canonici non vi sono contraddizioni o errori storici, e tutto ciò che essi insegnano su Dio, Cristo, noi stessi e su come possiamo avere un rapporto personale con Dio, insieme alla via della salvezza, è magnificamente coordinato.
Nella sua totalità il canone ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere in merito a questo rapporto di salvezza, sia per il presente che per l'avvenire. |
I LIBRI APOCRIFI
cosa sono - storia - autenticità - dottrine - errori
STORIA DEI LIBRI APOCRIFI
I libri apocrifi (da apokryphos, termine greco che significa "nascosto") detti deuterocanonici furono scritti durante i 400 anni di silenzio tra il libro di Malachia e l'annuncio della nascita di Giovanni il Battista.
Il canone ebraico, o palestinese, fu fissato verso la fine del V secolo a.C., ai tempi di Esdra e Nehemia. Dal tempo della chiusura del canone fino a Cristo non ci furono profeti, quindi nemmeno scritti ispirati da Dio. A questo si riferisce Gesù in Matteo 23:35, alludendo all'uccisione di tutti gli uomini retti, che furono perseguitati, da Abele a Zaccaria, il cui libro era l'ultimo del canone ebraico da Lui utilizzato.
Per quanto riguarda il canone dell'Antico Testamento, dobbiamo attenerci senz'altro a quello stabilito dagli Israeliti, poiché è a loro che Dio rivelò la sua volontà e li guidò nella verità mediante i profeti. Conferma infatti l'apostolo: "Qual è dunque il vantaggio del Giudeo?... Grande per ogni maniera; prima di tutto, perché a loro furono affidati gli oracoli di Dio" (Romani 3:1-2).
Gesù stesso citò la triplice divisione del canone palestinese, che non comprende alcun libro apocrifo: "Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella LEGGE DI MOSÈ, nei PROFETI e nei SALMI, fossero adempiute" (Luca 24:44).
Oltre agli apocrifi dell'Antico Testamento, esistono numerosi apocrifi del Nuovo Testamento. Ne sono un esempio i vangeli della natività e dell'infanzia, le cui pagine sono cariche di scenette in cui Gesù ancora bambino compie pittoreschi miracoli per divertimento; o l'apocrifo di Giovanni, in cui si legge addirittura che Gesù incita i nostri progenitori a peccare e a disubbidire a Dio; e molti altri ancora. È dimostrato (si veda anche questo studio) che si tratta di falsi storici, che spesso hanno attinto proprio ai Vangeli canonici. Molte persone, purtroppo, amano sentir parlare di testi segreti, messaggi nascosti, presunte cospirazioni, e accettano acriticamente gli apocrifi solo perché diversi e "intriganti".
Ne è una prova <il vangelo di Tommaso> e altro usato dal regista cinematografico Dan Brown!...
"Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole." (2 Timoteo 4:3-4)
IL CANONE: QUELLO CRISTIANO O QUELLO CATTOLICO?
La Chiesa Cristiana dei primi secoli non si discostò mai dal canone ebraico per l'Antico Testamento e rigettò anche gli apocrifi del Nuovo Testamento. Per i primi quattro secoli dell'era cristiana, infatti, essi non vennero mai riconosciuti come ispirati.
Nonostante questo, la chiesa cattolica romana si rifà al cosiddetto canone "alessandrino" o "cattolico", il quale aggiunge alla Bibbia i seguenti 12 libri apocrifi:
- Tobia;
- Giuditta;
- Sapienza di Salomone;
- Ecclesiastico o Siracide (o Sapienza di Gesù figlio di Sirac);
- Baruc;
- Epistola di Geremia (inclusa sovente alla fine di Baruc);
- aggiunte al libro di Ester (il "sogno di Mardocheo");
- tre aggiunte al libro di Daniele ("il cantico dei tre giovani", "Susanna e i vecchi", "Bel e il dragone");
- i libri 1Maccabei e 2Maccabei.
La chiesa cattolica li definisce libri deuterocanonici, ossia aggiunti al canone della Bibbia (il canone è l'insieme dei libri riconosciuti sacri e autentici dalle prime Chiese Cristiane) perché <riconosciuti ispirati in un secondo tempo>!
Questi scritti sono chiaramente non ispirati: in essi, come vedremo tra poco, vi sono racconti leggendari, palesi imprecisioni storiche (mentre tutta la parte storica dell'Antico Testamento è stata sempre puntualmente confermata dalle ricerche archeologiche), e gravi contraddizioni con l'insegnamento dei libri ispirati.
A titolo d'esempio (ma i casi sono tantissimi!) citiamo la conclusione del secondo libro dei Maccabei: "Era mia intenzione offrire un'esposizione ordinata e ben fatta degli avvenimenti. Se è rimasta imperfetta e soltanto mediocre, vuol dire che non ero in grado di fare meglio"(15:38). Così non si sarebbe mai espresso un uomo consapevole d'aver scritto guidato dallo Spirito Santo di Dio.
IL CANONE ALESSANDRINO È AUTENTICO?
Ma è davvero mai esistito un canone Alessandrino?
La scienza biblica, oggi finalmente anche da parte cattolica, ha abbandonato l'idea che tra gli ebrei vi fossero in vigore due canoni, uno "palestinese" e uno "alessandrino" distinti e in qualche modo in antagonismo, in quanto mancano evidenze tali da poterlo affermare.
Questo antogonismo, per diverso tempo è stato asserito in particolare dai fautori del "canone lungo" per giustificare l'inclusione dei deuterocanonici all'interno del canone cattolico, ma oggi è un ipotesi del tutto abbandonata.
In ogni caso, era convinzione quasi unanime presso gli scrittori cristiani dei primi secoli, che i testi non inclusi nel canone palestinese non dovessero essere utilizzati per la lettura pubblica o per le controversie dottrinali (la pensavano così Girolamo, Melitone da Sardi, Tertulliano, Ilario, Rufino, Atanasio, e Origene, le cui opere coprono il periodo che va dal II al VI secolo d.C.).
Inoltre, non va dimenticato che citare un brano non ha il significato di attribuire canonicità al testo da cui si è citato. Gli stessi scrittori neotestamentari, a scopo di edificazione, facevano largo uso di citazioni tratte anche da testi pagani: Paolo cita dai "Fenomeni" del poeta-filosofo Arato (Atti 17:28), dal "Thais" del poeta Menandro (1 Corinzi 15:33) e forse dal filosofo Epimenide (Tito 1:12); nessuno affermerebbe che questi scrittori pagani fossero "ispirati" da Dio e la loro produzione meritevole di essere introdotta nel canone neotestamentario!
Che dire poi di brani di testi apocrifi non "deuterocanonici", citati da scrittori neotestamentari, come è il caso del Libro di Enoc e dell'Assunzione di Mosè, citati nell'Epistola di Giuda?
Secondo i teologi cattolici, il cosiddetto canone Alessandrino sarebbe documentato dalla traduzione greca dell'Antico Testamento detta dei Settanta (LXX, o Septuaginta), ma i manoscritti che contengono tale versione documentano una notevole incertezza a proposito di quanto fosse da accettare come canonico.
Il codice chiamato Vaticano (catalogato con la lettera B), manca di 1 e 2 Maccabei, e include 1 Esdra (che neppure i cattolici ritengono canonico); il codice detto Sinaitico (catalogato con la lettera ebraica "aleph") include solo Giuditta, Tobia, 1 Maccabei e 4 Maccabei (non considerato canonico dai cattolici). Il codice detto Alessandrino (catalogato con la lettera A) include 1 Esdra, 3 e 4 Maccabei (che i cattolici ritengono non canonici).
Non esistono testi della Settanta anteriori al IV secolo d.C., cioè le testimonianze in nostro possesso di questa versione sono posteriori alla loro compilazione di ben 600 anni! Può ben essere che i testi apocrifi dell'Antico Testamento fossero aggiunti a tale versione in epoca cristiana.
Appare molto probabile che non sia mai esistito un canone Alessandrino, e gli stessi ebrei alessandrini non ne fanno menzione; basti pensare che il filosofo ebreo Filone di Alessandria vissuto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., non utilizza mai nei propri scritti gli apocrifi.
L'unico canone legittimo è quello contenente i 39 libri dell'attuale Antico Testamento, ossia quello Palestinese.
BREVE ANALISI DEI MAGGIORI LIBRI APOCRIFI
Sia i libri apocrifi che le aggiunte furono considerati ufficialmente dalla chiesa cattolica romana "scrittura ispirata da Dio" solo nel 1546, col concilio di Trento.
Questo concilio riaffermò, in sostanza, ciò che il Concilio di Cartagine aveva dichiarato ben 4 secoli dopo Cristo, ossia che gli apocrifi erano da considerarsi parte della Scrittura; eppure il canone era stato stabilito già dal primo secolo, e non includeva gli apocrifi (per approfondimenti, vedere la pagina sul canone).
Vennero dichiarati canonici soprattutto per avvalorare la falsa dottrina del purgatorio.
Prima di questa data, anche diversi papi li avevano dichiarati non canonici (Gregorio Magno e Leone X), senza contare che i primi Cristiani (e i "padri" Gregorio Nazianzeno, Atanasio, Ilario di Poitiers, Cirillo di Gerusalemme) non li riconobbero mai come Parola di Dio.
Noi Cristiani evangelici non riconosciamo i libri apocrifi come Parola di Dio per le seguenti ragioni:
- In essi vi sono innumerevoli contraddizioni (reali e non apparenti), falsi insegnamenti ed errori storici.
- Nei libri dei Maccabei, la morte di Giuda Maccabeo è descritta in 1 Mac. 9:18. Egli sarebbe morto sul campo di battaglia nel primo mese dell'anno 152. Ma 36 anni dopo essere morto scrive una lettera agli Ebrei in Egitto (2 Mac. 1:10). Questa è una prima prova della falsità di questo libro.
- Inoltre, la morte del re Antioco Epifane è raccontata in tre modi contrastanti. La prima volta si ammala di tristezza e muore (1 Mac. 6:8-16). La seconda volta muore in Persia nel tempio di Nanea fatto a pezzi dai sacerdoti (2 Mac. 1:11-16). La terza volta muore ritornando dalle regioni della Persia, ad Ecbatana, colpito da una piaga incurabile (2 Mac. 9:5-29). È evidente che si tratta di spudorate menzogne, eppure questo libro viene accettato dalla chiesa cattolica romana per giustificare la credenza del purgatorio.
- Nel libro di Giuditta si fa risalire la storia di questa donna a poco dopo il rientro dei Giudei dalla cattività dei Babilonesi, e in un passo viene detto: "I figli d'Israele, che abitavano in Giudea, venuti a sapere quello che Oloferne, generale in capo di Nabucodonosor, re d'Assiria, aveva fatto a quei popoli, e come avesse spogliato i loro santuari e li avesse distrutti, temettero grandemente al vederselo davanti e si sentirono angosciati per Gerusalemme e per il tempio del Signore loro Dio, perché da poco avevano fatto ritorno dalla schiavitù ed era cosa recente la riunificazione di tutto il popolo della Giudea, la purificazione dei vasi sacri e del Tempio, che era stato profanato" (Ed. 1971, Giuditta 4:1-3).
In queste poche parole ci sono diverse menzogne perché quando i Giudei tornarono dalla cattività in Giudea non esisteva più il re Nebuccodonosor, re di Babilonia, perché morto da molti anni, e sul regno dei Medi e dei Persiani in quel tempo regnava Ciro re di Persia, ed era stato lui a rimandare liberi gli esuli Ebrei affinché tornassero in Giudea a costruire il tempio di Dio.
- Nel libro di Ester (canonico) è scritto a proposito di quando Ester si presentò dopo il digiuno al re: "Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d'oro che teneva in mano; ed Ester s'appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: Che hai regina Ester? che domandi? Quand'anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data" (Est. 5:1-3).
Invece, nelle aggiunte apocrife fatte a questo libro troviamo scritto a proposito dello stesso episodio queste parole: "Varcate tutte le porte, si presentò davanti al re, che stava assiso sul suo trono, rivestito di tutti gli ornamenti della sua maestà, fulgente d'oro e di pietre preziose: il suo aspetto era imponente. Or, appena egli ebbe alzato il capo scintillante di splendore, e lanciato uno sguardo ardente di collera, la regina cambiò colore, svenne e si appoggiò sulla spalla della damigella che l'accompagnava" (Ed. Paoline. 1971, Ester 15:9-10).
Come si vede, la descrizione fatta nell'aggiunta contrasta quella autentica del libro ispirato, perché nella prima è detto che Ester si guadagnò il favore del re mentre nella seconda è detto che il re lanciò uno sguardo di collera verso Ester e che ella per giunta svenne.
- Nel libro di Tobia, che è pieno di favole, riscontriamo una menzogna che lo scrittore fa dire a un angelo di Dio di nome Rafael. Prima troviamo scritto che Tobia uscì in cerca di un uomo pratico della strada, che lo accompagnasse nella Media, e appena uscito, si vide davanti Rafael, l'angelo, ma non sapeva che era un angelo di Dio; poi quando Tobia, suo padre, gli chiese: "Fratello, potresti dirmi di qual famiglia e di qual tribù tu sei?", questi gli rispose: "Io sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli" (ibid., cfr. Tobia 5:4-13).
- Gli angeli di Dio sono santi e non si mettono a mentire quando parlano perché essi sono i servitori di Dio, il quale odia la menzogna. Se l'angelo si chiamava Rafael avrebbe dovuto rispondere che si chiamava Rafael; come mai allora mentì e disse di essere Azaria figlio Anania?
Sempre in questo libro riscontriamo anche la superstizione insegnata niente di meno che da un angelo di Dio! È scritto infatti in esso che una notte Tobia scese verso il fiume Tigri per lavarsi i piedi, ed ad un tratto un grosso pesce balzò fuori dall'acqua per divorare il piede del ragazzo che si mise a gridare. L'angelo allora gli disse di afferrare il pesce e di trargli fuori il fiele, il cuore e il fegato che possono essere utili come farmaci, e di buttare via gli intestini. Dopo che Tobia ebbe arrostito una parte del pesce e l'ebbe mangiata, si misero in cammino e durante il cammino il giovane domandò all'angelo che farmaco ci può essere nel cuore e nel fegato e nel fiele del pesce. L'angelo allora gli rispose: "Quanto al cuore e al fegato del pesce, se ne fai salire il fumo davanti a un uomo o a una donna, che subiscono un attacco da parte di un demonio o di uno spirito malvagio, cesserà ogni attacco contro di loro e non ne resterà più traccia alcuna" (Tobia 6:8; Ed. Paoline 1990, 6° ed.).
Ma come si può accettare per ispirato un libro dove gli angeli si mettono pure a insegnare la superstizione?
- Lo scrittore del secondo libro dei Maccabei termina con queste parole: "Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, é quello che ho desiderato. Se poi é mediocre e di scarso valore, é quanto ho potuto fare" (ibid., 2 Maccabei 15:38). Uno scrittore ispirato da Dio non avrebbe mai scritto delle parole simili perché Dio non si può scusare con nessuno di non avere potuto fare del suo meglio, e perché nello Scritto ispirato tutto é buono e tutto ha valore perché ciò che vi é scritto é Parola di Dio.
Sempre in questo libro troviamo una menzogna che consiste in questo: lo scrittore dice che il profeta Geremia se ne andò al monte dove Mosè era salito per vedere la terra promessa e presso questo monte in una caverna nascose il tabernacolo e l'arca e l'altare dei profumi, e poi che aveva detto ad alcuni che il luogo sarebbe rimasto ignoto fino a quando Dio avrebbe riunito nuovamente il suo popolo infatti in quel tempo Dio avrebbe rivelato dove erano quegli oggetti sacri (cfr. 2 Maccabei 2:1-8).
Ma le cose non possono essere vere perché nel libro del profeta Geremia è scritto che all'arca del patto dell'Eterno non vi si sarebbe più pensato quando Dio li avrebbe ricondotti in Sion infatti è scritto: "E vi ricondurrò a Sion; e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza. E quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora, dice l'Eterno, non si dirà più: ‘L'arca del patto dell'Eterno!' non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un'altra" (Ger. 3:14-16). Come potete vedere anche questa aperta contraddizione fa capire come questo libro non può essere ispirato da Dio.
Queste sono alcune delle numerose falsità ed errori che esistono in questi libri, e che ci fanno comprendere come gli scrittori che scrissero quelle cose non furono sospinti dallo Spirito Santo.
- Nei libri apocrifi ci sono anche delle storie che servono di base ad alcune false dottrine presenti nella chiesa Cattolica romana, come il purgatorio e le preghiere per i defunti.
Per esempio, nei Maccabei ci sono dei passi che parlano di preghiere per i morti e di un sacrificio espiatorio offerto per dei morti (cfr. 2 Maccabei 12:38-46) e di preghiere fatte da un sacerdote morto e dal profeta Geremia (morto anch'egli) per i vivi sulla terra (cfr. 2 Maccabei 15:11-16).
- Altre simili falsità sono presenti in Baruc 3:4, dove si afferma che Dio ascolta le preghiere dei morti. In Tobia (versi 12:9 e 14:11), dove viene insegnata la salvezza mediante le opere, in contrasto con gli insegnamenti della Parola di Dio (cfr. Efesini 2:8,9). In Sapienza viene poi insegnata l'esistenza dell'anima delle persone prima della creazione del corpo (verso 8:19) e la creazione del mondo partendo da materia preesistente (11:17).
2) Né Gesù Cristo e neppure gli apostoli fecero mai riferimento a questi libri apocrifi.
Gesù e i suoi discepoli citano per circa 300 volte l'Antico Testamento dalla versione greca, ma non citano mai neppure un passo dai libri apocrifi.
Ciò sta a dimostrare che essi non erano considerati da loro Parola di Dio. Sebbene esistano un paio di allusioni a opere di poeti dell'epoca e a un libro apocrifo, ciò non serve certamente a confermarli come Parola di Dio (si veda ad esempio questo breve studio sulla tradizione). Né si possono accettare come ispirati solo perché in essi sono contenute anche alcune verità. Satana sa mescolare astutamente la menzogna con la verità per rendere accettevole il falso e per trasformare in menzogna il vero.
- Prima gli Ebrei e poi anche i Cristiani dei primi secoli dopo Cristo non li riconobbero mai come canonici.
Gli Ebrei, a cui (non lo dimentichiamo questo) "furono affidati gli oracoli di Dio" (Rom. 3:2) non riconobbero mai come canonici quei libri e quelle aggiunte ad Ester e a Daniele; è per questo infatti che nella Bibbia ebraica (che contiene solo i libri dell'Antico Patto) essi sono assenti. La Chiesa primitiva negò la canonicità di questi libri, e infatti non li mise mai allo stesso livello di quelli sacri.
Il fatto che la traduzione dei Settanta (LXX) fu rifiutata dagli ebrei perché contentente gli apocrifi, e il fatto stesso che il magistero cattolico li considera deuterocanonici (aggiunti al canone anche se <inferiori>) è molto significativo.
Ciò non è accettabile perché l'autore dei libri ispirati è Dio, e dunque un libro o è ispirato o non lo è affatto.
Inoltre, come ho detto, Giuseppe Flavio, storico giudeo-romano del I secolo d.C., considerava chiuso il canone dell'Antico Testamento ai giorni di Artaserse, ossia al tempo di Esdra. Ecco le sue parole:
"Abbiamo soltanto 22 libri illustranti la storia dell'intero periodo, libri ritenuti di origine divina.
Cinque di questi appartengono a Mosè e contengono le sue leggi e le tradizioni delle origini del genere umano fino al tempo della morte di Mosè. Dopo di essa, fino al regno di Artaserse, i profeti che successero a Mosè scrissero la storia degli avventi che si verificarono nel loro tempo in 13 libri.
I rimanenti 4 libri comprendono inni a Dio e precetti per la condotta nella vita dell'uomo.
Dai tempi di Artaserse fino ai nostri giorni, ogni avvenimento è stato riportato, ma questi recenti documenti non sono stati reputati degni di credito uguale a quelli che li hanno preceduti, in quanto manca l'esatta successione dei profeti.
La prova pratica dello spirito con il quale trattiamo le nostre Scritture sta nel fatto che benché sia ora trascorso un così grande lasso di tempo, non un'anima si è avventurata ad aggiungere o togliere o alterare una sillaba, ed è nella natura di ogni Ebreo, dal giorno della sua nascita, di considerare queste Scritture come insegnamento di Dio e di osservarle e, se ne sorgesse la necessità, dare con gioia la sua vita per esse" (Commentario abbreviato di Hallet, pag. 335).
Giovanni Diodati (1607) scrisse in proposito:
"Questi libri sono stati dai Greci nominati, apocrifi; cioè, occulti e nascosti: in parte, perché di molti era occulto chi ne fosse l'autore: parte anche, perché non avevano publica autorità nella Chiesa, come procedenti immediatamente dall'inspiratione dello Spirito santo... In questi Apocrifi appare chiaramente lo stile non esser quello dello Spirito Santo, che ha parlato per li profeti, e per gli Apostoli; e vi si contengono molte cose false, contrarie alla verità autentica della pura parola di Dio: e degli Scrittori ancora non s'ha alcuna testimonianza, che siano stati inspirati da Dio, in quella maniera che quegli altri: e perciò la Chiesa Giudaica non li ha giammai ricevuti, come parola di Dio, o Scrittura profetica..."
E dato che la curia romana si appoggia così tanto ai cosiddetti "antichi padri" facciamo presente che ci sono molte testimonianze di alcuni dei cosiddetti "padri" vissuti nei primi secoli dopo Cristo i quali dicono che quei libri non vanno considerati canonici.
Uno di questi, Girolamo, tenuto in grandissima stima dai Cattolici, affermò: "Si leggono il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell'Ecclesiastico, l'inno dei tre giovani e le favole di Belo e del Dragone; ma la Chiesa non li riceve affatto nel novero delle Scritture autentiche" (Girolamo, Prologo a Graziano).
Dunque, il concilio di Trento riconoscendo per canonici gli apocrifi ha contrastato anche Girolamo che è l'autore della traduzione latina detta Vulgata che il concilio di Trento ha dichiarato dovere essere accettata come la sola autentica tra tutte le versioni.
4) Infine, ciò che più importa è che lo Spirito Santo, che Gesù definì lo Spirito della verità, non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che gli apocrifi sono Parola di Dio perché ci fa sentire in maniera inequivocabile che essi non devono essere accettati.
Le pecore del Signore conoscono la Sua voce ed essa non può confondersi con un'altra (cfr. Isaia 30:21, Giov. 10:27); e la voce con cui parlano questi libri non è quella del Pastore delle anime nostre.
Il Signore stesso rende i suoi servi capaci di discernere se un libro viene da Lui o meno, o se contiene realmente il suo messaggio. A questo riguardo leggiamo le parole di Gesù in Giovanni 10:3-4: "A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce". Coloro che appartengono a Dio, riconoscono e capiscono se è Lui a parlare, sia dal "suono" della voce, sia dal contenuto delle parole.
CONCLUSIONE
Concludiamo citando le seguenti Scritture che attestano che è vietato sia aggiungere che togliere alcunché alla Parola di Dio:
"Ogni parola di Dio è affinata col fuoco... Non aggiungere nulla alle sue parole, ch'egli non t'abbia a riprendere, e tu non sia trovato bugiardo" (Prov. 30:5,6)
"Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla.." (Deut. 4:2)
"Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell'albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro" (Apoc. 22:18,19).
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