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Il Presepe e le Luminarie

La parola "presepe" (oppure, presepio) significa letteralmente "mangiatoia" e per antonomasia indica la mangiatoia, la greppia nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita… non avendo la santa coppia di Maria e Giuseppe trovato alloggio nella locanda
([Maria] peperit filium suum primogenitum, et pannis eum involvit, et reclinavit eum in prasepio: quia non erat eis locus in diversorio).
Nei vangeli apocrifi (quelli, cioè, che i Cristiani Evangelici e la comunità ecclesiastica Romana non ha accettato come ispirati e non hanno incluso, quindi, tra i canonici), si parla di una grotta nella quale era collocata la stalla e si riscontra la presenza del bue e dell'asino che con il loro alito riscaldano l'umile culla: per il presepio lo si accetta supponendo che in questo dato confluisse <metaforicamente> la profezia di Isaia che, accusando il popolo d’Israele di essere sordo alla parola di Dio, lo contrappone alla mansuetudine ed alla docilità del bue e dell'asino…
(cognovit bos possessorem suum et asinus praesepe domini sui: Israel autem me non cognovit, populus meus non intellexit).
Proprio perché la divina nascita dà inizio all'opera della redenzione, essa fu ben presto rappresentata dagli artisti Cattolici (o pagati dalla Chiesa cattolica!), i quali, soprattutto sui sarcofagi e con evidenti significati simbolici, rappresentarono sia la natività tra il bue e l'asino con l'adorazione dei pastori, sia la venuta dei Magi venuti dall'Oriente pur essi ad adorare il Signore.

Due cose sono da rilevarsi nel racconto evangelico.
Tra l'annunzio ai pastori da parte di un angelo (la parola "angelo" in greco significa "messaggero": i pastori lo riconoscono come nunzio di Dio dal fulgore che lo avvolge), con la decisione di questi di recarsi a Bethlehem, e l'adorazione del Divino fanciullo … sarebbe intercorso un certo lasso di tempo essendovi una certa distanza tra il luogo della nascita e il punto in cui i pastori avevano il loro bivacco.
I Magi giunsero dall'Oriente alquanto tempo dopo in Bethlehem secondo il racconto di Matteo, il quale è attento a scrutare il compiersi delle profezie e in effetti cita Michea e, per la successiva strage degli Innocenti, Geremia.
C'è da tener presente che la parola Magi è usata generalmente al plurale: il singolare sarebbe "Mago", ma, per evitare ambiguità, si dice anche "Magio". Si trattava di sapienti il cui potere era al limite tra quello regale e quello sacerdotale (astronomi, ma anche sacerdoti <monoteisti> dell’antichità: un esempio lo è anche Giobbe!).
Il Vangelo non parla del loro numero, che soltanto la tradizione ha fissato a tre, in base ai loro doni (oro, incenso e mirra) cui è stato poi assegnato anche un significato simbolico.
È in base a questi elementi che abbiamo sottolineato, come gli artisti Cattolici (o assoldati da essi!) hanno rappresentato nelle loro opere la nascita di Gesù: tra Maria e Giuseppe (in genere alquanto anziano, se non proprio vecchio), nella mangiatoia dietro la quale spuntano le teste del bue e dell'asinello: davanti ad essa i pastori si avanzano in atteggiamento di adorazione.
Oppure Maria in trono porge il fanciullo alla venerazione dei Magi che si prosternano presentando i loro doni.
Le soluzioni estetiche adottate sono spesso originalissime, artisticamente valide..., ma del tutto infondate!
Abbiamo fin qui ricercato i precedenti artistici del "presepe": ma se intendiamo quest'ultimo come una rappresentazione, una raffigurazione realistica della Natività, dobbiamo arrivare a San Francesco d'Assisi, che a Greggio, secondo quanto ci dice San Bonaventura, egli stesso francescano, lo avrebbe posto in essere mettendo in una vera mangiatoia un bimbo da poco nato e presentandolo ai fedeli convenuti, perchè lo venerassero come simbolo del Divino Bambinello Gesù.
Questo sarebbe avvenuto nel 1223, due anni prima della morte del Santo.
C'è da ricordare che spesso, nella tradizione religiosa Cattolica, i Santi più umili e popolari avrebbero leggendariamente avuto il privilegio di poter tenere nelle loro braccia il Bambino, loro apparso per grazia particolare: è il caso di Sant'Antonio di Padova, Dottore della Chiesa Cattolica, la cui sapienza è indicata dal libro, su cui egli appoggia il Bambino Gesù.
Le più antiche figure da presepe risalgono al Quattrocento (+1400), a Napoli: in San Giovanni a Carbonara c'erano delle bellissime figure lignee, a grandezza quasi naturale (oggi sono conservate nel Museo di San Martino): esse raffigurano, accanto ai consueti personaggi sacri, anche profeti e persino sibille (maghe/indovine), che la tradizione collegava insieme (le sibille sono rappresentate anche nel pavimento del duomo di Siena, come annunciatrici dei misteri della fede): vediamo già confluire nel presepe tradizioni culturali "pagane" accanto a quelle cristiane; non è un caso che questa prima raffigurazione presepiale si abbia a Napoli dove era vivo il ricordo di Virgilio, profeta e mago.
Anche a Roma troviamo pregevoli esempi di presepe: citiamo qui solo quello dell'Aracoeli, in cui vi è una preziosa statua del Bambino in legno d'ulivo e tempestata di gemme.
In area meridionale c'è il presepe del Duomo di Matera, una tappa fondamentale nella costituzione del presepe popolare è costituita, all'inizio del Cinquecento, dall'opera di San Gaetano Thiene, appartenente all'ordine dei Teatini (questi hanno la loro sede napoletana nella Chiesa di San Paolo Maggiore, che il popolo chiama volgarmente "chiesa di San Gaetano"; nel Seicento San Gaetano fu elevato al rango di compatrono di Napoli accanto a San Gennaro e il suo busto fu collocato dietro tutte le porte cittadine).
Egli cominciò ad ampliare la rappresentazione mediante personaggi che appartenevano al mondo antico, ma anche all'epoca contemporanea, senza alcun timore di eventuali anacronismi: in tal maniera il Santo dava vita a quella che sarebbe rimasta come una delle principali caratteristiche del presepe, cioè la sua atemporalità, che permette di far rivivere la nascita del Cristo in ogni epoca; di ciò ha approfittato soprattutto la tradizione presepiale napoletana, la quale "aggiorna" continuamente la rappresentazione con personaggi tratti dalla vita culturale e politica; così, si ritrovano raffigurati i "pastorari" di San Gregorio Armeno (la popolare strada dei "pastori"), l'attore Totò (Antonio de Curtis) e il drammaturgo Eduardo De Filippo che ha mostrato la napoletana passione per il presepe nel personaggio di Lucariello e nella commedia "Natale in casa Cupiello".
Vi sono anche e persino Antonio di Pietro e altri politici, legati allo scandalo di Tangentopoli.
Il presepe infatti nasce tra il popolo e per soddisfare il popolo: DUNQUE NON SI ADDICE AFFATTO AD UNA CASA IN CUI CRISTO E’ IL CAPO E CHI LO FACESSE DOVREBBE SERIAMENTE CHIEDERSI SE DIO NE E’ ONORATO!
CHI NON SE LO CHIEDE… NON GLI INTERESSA!

le luminarie (Decorazioni luminose nel periodo natalizio)
Nel periodo natalizio si moltiplicano nelle nostre città le "luminarie " di lampadine colorate a formare disegni vari, di solito appese nel bel mezzo delle strade o sui balconi, per attirare il consumatore, quasi che l'accendersi di sera delle variopinte lampade ancora qualcuno creda che incrementano gli acquisti, come, nello stesso modo, quelle del Luna Park, lampeggianti e seducenti attirano i bambini che chiedono poi un ulteriore giro sulla giostra.
L'uso delle decorazioni luminose si è accentuato qualche decina d'anni fa, quando, nel pieno boom economico degli anni sessanta, c'era una non dichiarata guerra all'ultima lampadina tra i commercianti che, per addobbare le loro strade con temi luminosi del Natale, cercavano sempre di migliorare il risultato dell'anno precedente.
Ancora si ricorda il rituale pellegrinaggio natalizio dei Romani in Via Frattina per vedere la decorazione realizzata, memorizzarla e parlarne l'anno successivo, facendo critiche e confronti.
Senza nulla togliere alle sane manifestazioni folcloristiche che fanno largo uso di luminarie, sembra che questo tipo di decorazioni natalizie, largamente usato, ma sempre più impoverito di Watt e di contenuti per ristrettezze di spesa, dovrebbe aver fatto ormai il suo servizio.
I pali multicolori, spesso poco sicuri, mal verniciati e legati ai lampioni cittadini, i fili di ferro aerei che sostengono i festoni da palazzo a palazzo e certe scheletriche sagome illuminate talvolta impoveriscono, più spesso deprimono, non arricchiscono di certo le feste natalizie nelle strade.
Vale la pena di citare, quale memoria storica, gli "Apparati", le "Macchine", i "Teatri ": opere effimere che, per solennizzare qualche importante festività o avvenimento pubblico/privato, venivano realizzate nelle strade di Roma.
Dal '500 al '700, ogni ricorrenza era l'occasione buona e Roma si arricchiva di qualche invenzione effimera. Sono situazioni queste culturali e storiche diverse, ma, il passato è sempre ricco di insegnamenti: è bene ricordare, allora, a titolo di curiosità, qualche occasione ricorrente di decorazione effimera urbana.

Gli archi, ove abbondavano le allegorie, venivano eretti per segnare l'itinerario del "Possesso" di qualche Pontefice.
Il termine "Possesso" si riferisce al rito del Papa che dopo eletto, nella veste di vescovo di Roma prendeva possesso di S. Giovanni in Laterano, Cattedrale della Città eterna.
I poderosi e solenni catafalchi, anche questi riservati ai papi oppure ai regnanti, per solennizzare le esequie di questo o quello, si rivelavano vere e proprie opere d'arte.
Particolarmente elaborate erano le invenzioni delle macchine per la "Chinea". La Chinea era una cavalla "bianca e mansueta", che veniva donata al pontefice dall'inviato del regnante di turno a simboleggiare il tributo alla Chiesa di Roma.
Poderosa era la pompa dell'avvenimento per la grande partecipazione di popolo a testimoniare che il tributo dato rappresentava una sottomissione del potere laico a quello del Papa.
Sono state queste opere, cosiddette effimere, un'eccezionale occasione artistica: per realizzarle venivano chiamati scultori, architetti e artisti a quei tempi famosi i quali esprimevano il loro miglior talento.
Si potrebbe oggi, in sostituzione delle superate e poco decorose "Luminarie", proporre, per solennizzare il Natale o per qualsiasi altra ricorrenza, allestimenti effimeri che, quando realizzati da intelligenti artisti contemporanei, anche sconosciuti, riqualificherebbero culturalmente certe nostre strade. Insostituibili e necessari sarebbero la partecipazione attiva delle varie Associazioni di Strade ed il controllo dell'Assessorato di competenza, per poter raggiungere livelli artistici interessanti.
Si assisterebbe ad un salto di qualità, dalla "Luminaria " alla "invenzione effimera": l'arredo urbano, per quel limitato tempo, potrebbe ricavarne spunti innovativi e le invenzioni proposte potrebbero collocarsi come prototipi di un nuovo spazio urbano o di un nuovo elemento d'arredo, da verificare e, se valido, da realizzare in maniera non provvisoria.
Allora, le strade e le piazze, quelle che ricercano una decorazione natalizia perché commercialmente interessante, in particolare quelle dei centri storici che normalmente sono le più sensibili a questo tipo di allestimento, potrebbero unire i due interessi: culturale e commerciale.
In una qualsiasi strada di una qualsiasi città, il richiamo di pubblico che esercita la luminaria, così come la vediamo attualmente, potrebbe essere superata da una realizzazione effimera sulla quale si aprirebbe certamente un dibattito; se poi realizzata con il giusto spirito e con adeguata tematica sicuramente riqualificherebbe la strada o la piazza, arricchendola di nuovi e più attuali interessi.