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L’Albero di Natale e Babbo Natale
E' noto che la cultura Cattolica non apprezza molto la simbologia dell'albero di Natale, preferendo la tradizione del presepio tramandato da Francesco d'Assisi a partire dal periodo a cavallo fra il XIII ed il XIV secolo, oscurando così la notte tra il 24 e il 25dicembre dei secoli precedenti, celebrata dai Druidi (gli antichi esoterici dei boschi!) come momento della nascita del Sole e della Luce, attraverso l’albero dell’abete.
Infatti, è attraverso l'abete che si espletava il "culto della luce" (culto pagano al <dio albero>) da cui deriva la parola "cultura", cioè culto di "Ur", che significa appunto "luce dell’albero" (per tale motivo, si mettono delle luci sull’albero!).
Infatti, persino la chiesa Cattolica, conoscendo la vera storia dell’Albero di Natale, la scarta considerandola <pagana>… anche se poi il popolo fa quello che gli pare e la stessa chiesa vi si adegua per non renderselo nemico con <cose di secondaria importanza> (Così si giustificano!)!
La tradizione natalizia dell'abete (prima pagana e druidica-esoterica, poi <cristianizzata>, che appare rivestire pertanto un'importanza maggiore in ordine al tempo) viene così misconosciuta, destituita di significato e "corretta" da Roma con l'adozione del "presepe".
Farò un veloce elenco di elementi letterari che vengono dal lontano paganesimo druidico (I Druidi erano gli antichi esoterici che praticavano il loro culto nei boschi), spiegati da esperti esoterici e accettati dai più grandi studiosi della antropologia etnica…


L'espressione rovesciata della A assomiglia alla testa bovina, ed è nota la storia del <vitello d'oro nell'epoca egizio-caldaica, in cui la precessione solare (pagana) primaverile stava nella costellazione del Toro. Poi, nel periodo successivo il punto di primavera passò nell'Ariete, "Agnello" per l'astrologia ebraica.
Ed il segno astrologico dell'Ariete è anch'esso simile ad una A rovesciata!

Quanto segue è una raccolta di osservazioni che potrebbero moltissimo confermare il sospetto che tale oscuramento o menzogna Cattolica (sostituire <l’albero col presepio>) sia una vera e propria sovversione della tradizione operata da <indovini> potenti, la cui funzione (vaticana) sia talmente cambiata dal tempo della <predizione esoterica>, da opporsi perfino alla realtà della precessione solare (dal tempo primitivo che la precedeva).
Quest'ultima, detta anche "anno cosmico", "anno platonico", "anno del punto equinoziale", o ancora "anno del punto di primavera", è costituita da una durata di 25.920 anni: l'astronomia arriva vicino a questo numero e lo conferma arrotondando a 26 mila anni.
Quello che sto per dire potrà anche apparire un caso, ma ventisei è anche il numero della specie dell'abete bianco, il nostro albero di Natale………!
Le relazioni tra cultura ed elemento vegetale sono radicate nel mito originario dell'Albero della Conoscenza, che fecondò le tradizioni di tutti i popoli.
Ora, se i druidi sono i "molto sapienti", sono anche gli "uomini dell'albero", cioè coloro che officiano e insegnano nelle radure sacre, nel cuore delle foreste... (non erano rari, in tali feste, <abbandoni lascivi…>!).
Ecco allora che ci si presenta una chiave di lettura perfino per la presenza e soprattutto per la magnificenza di cattedrali come Chartres. Senza cadere nel romanticismo di Chateaubriand, che vedeva nelle sue volte gotiche un'esaltazione della foresta, si può nondimeno interrogarsi sulla continuità che vuole che una "foresta di pietra" interamente dedicata alla <Vergine della Saggezza> sia stata eretta al centro di un'antica foresta sacra ai druidi.
Che forma ha l'abete?
La forma della chioma rassomiglia a una A e nell'Europa settentrionale era riservato a quest'albero, lettera A dell'alfabeto degli alberi, il primo giorno del solstizio invernale celebrato a Natale.
La lettera A e la lettera B -in greco "alfa" e "beta", in ebraico e caldaico "alef" e "bet"- formano d'altronde la stessa parola "alfa-beto".
L'<A-bete> simboleggiava, dunque, anche un'espressione alfabetica, cioè letterale, della nascita di tutte le cose, e perciò era celebrato a "Natale". Natale significa infatti <nascita delle cose> (solo il Cattolicesimo la rese con <nascita di Gesù>!).
La parola ebraica "alef" significa <testa taurina>, dunque l'inizio del toro (tempo astrologico esoterico).
Immaginiamo di cambiare aria e di fare una bella camminata con Goethe attraverso una foresta di conifere che ci riconduca ad un'atmosfera originaria della natura, in cui salga, col solenne suono del vento, la melodia di una Creazione passata... le colonne più superbe portino la potente volta della cattedrale, il profumo dell'incenso aleggi fra i tronchi... ascoltiamo un organo con le sue mille risonanze, e poi, quando tace, ascoltiamone il silenzio pieni di devozione e rispetto... il cuore del viaggiatore vorrebbe diventare allora un altare aprendosi "aisentimenti più antichi, i primi e i più seri della Creazione".

Quanto segue in grassetto è l’espressione di un dotto studioso:
<In effetti, quando ci addentriamo in una foresta di abeti, la nostra interiorità, scossa dalle tribolazioni della vita, vi trova un benefico riposo, nonché la forza di riordinare il destino e quella che permette all'Io di ergersi.
Dove mai potrebbe vivere in modo più perfetto la severa verticalità in cui l'Io si sforza perennemente di porre il corpo umano?
Per questo nei tesori dell'antica lingua germanica veniva utilizzata la stessa parola tanto per indicare il pino-abete quanto per riferirsi all'uomo: "Firaha".>
(Nei <sogni onirici> di Freud, il pino, l’abete, il palo e simili… sono simboli dello stesso uomo, soprattutto di colui che ne detiene il potere).

  • Nella sua semplicità il tipo delle Conifere, e ancor di più l'abete, ha dunque qualcosa di grandioso. "La priorità è data alla verticalità, al tronco, alla formazione del legno; tutto il resto è subordinato.

Questo fusto viene circondato di rami, che sono come piccoli fusti secondari obliqui e gli si sottordinano a mo' di satelliti, come lune al loro pianeta; la forma base non si perde minimamente nella ramificazione, e così viene a mancare quel formarsi di corone in ogni direzione dello spazio che ammiriamo nelle Latifoglie. Domina l'elemento lineare, che perciò permette di ricavare da questi fusti le travi e le assi più diritte e più elastiche. Questo elemento governa anche le foglie, che non possono essere che degli aghi circondanti i rami, disposti a spirale.

  • La longevità delle Conifere ha regalato gli alberi più alti e più vecchi del mondo: gli aghi stessi possono vivere dieci anni prima di cadere (Araucarie). Si conoscono certe specie giganti di sequoia o tassodio d'America vecchie millenni e più alte dei grandi campanili del globo.
  • I tronchi stessi, in certe specie, sono imputrescibili: dei Podocarpus abbattuti in Nuova Zelanda, dopo aver trascorso parecchi decenni coricati nella foresta, erano ancora utilizzabili.
  • Dai depositi carboniferi della Slesia sono stati estratti dei tronchi di cipressi preistorici con i quali si è stati in grado di fabbricare dei mobili".
  • Nell'abete vi è un intenso processo siliceo, tanto che le sue ceneri contengono una percentuale di silice piuttosto significativa.
  • Ciò fa dell'abete un amico della luce e del mistero e del Culto di essa, Culto di Ur, Cultura... C'è infatti qualcosa di molto curioso nella facoltà che hanno le Conifere di attirare così fortemente le forze cosmiche del calore, vivendo in un clima freddo, fino a pervenire ad una abbondante genesi di essenze e di resine.

Questa facoltà ritorna a vivere in un braciere vitale interno, che può sfidare un lungo inverno e un grande freddo.
Si può vedere in questa proprietà il carattere "saturnino" delle Conifere. Saturno, il pianeta potente e lento, quello che dura e conserva, custodisce le reminiscenze di un universo estremamente lontano nel passato, un Cosmo di calore.
Il pianeta Saturno, che conserva la forza del calore malgrado la sua grande lontananza dal sole, sarebbe il pianeta che, nella tradizione esoterica, è all'origine degli alberi ad aghi".
Il lettore interessato può fare riferimento al libro di Rudolf Steiner intitolato <La Scienza occulta>.
Per tale motivo, si dice che i sentimenti solenni e gravi colti da colui che penetra nella <cattedrale degli abeti> e che gli fanno evocare i sottosuoli originali della Creazione poggiano pertanto su elementi fondati.
Dunque, l'albero di Natale è una tradizione antica che viene fatta risalire agli antichi popoli Germanici, in particolare ai Teutoni, che a partire dal solstizio invernale (i giorni più corti dell'anno: dal 25 dicembre!) nei loro riti pagani festeggiavano il passaggio dall'autunno all'inverno infossando davanti alle proprie case un abete ornato di ghirlande e bruciando un enorme ceppo nei camini. Era il <segno-culto propiziatorio> della devozione al <dio-spirito della foresta>… che garantiva loro l’arrivo della <luce> o <primavera>.
Questo ceppo veniva scelto tra i migliori, preferibilmente di quercia (legno propiziatorio che simboleggia la forza e la solidità), ed era bruciato nelle case davanti alla famiglia al completo per 12 giorni consecutivi. (Ancora oggi, in molte parti d’Italia, si fanno dei falò durante il periodo natalizio: in Brianza, il <falò alla Cibiana>, una sorta di befana-strega!)
Come ho detto, dal modo di ardere del legno venivano tratti presagi su come sarebbe stato l'anno successivo (allo stesso modo di come la gente <legge> il fondo delle tazzine del caffè…).
Simbolicamente si bruciava il passato e si coglievano i segni del prossimo futuro: le scintille che salivano nella cappa simboleggiavano il ritorno dei giorni lunghi, la cenere veniva raccolta e sparsa nei campi per sperare in abbondanti raccolti... fertilizzando i campi col <residuo> dell’offerta al <dio> evocato.
Ora noi troviamo questi simboli nell’albero di natale e nelle nostre vie: le luci e le luminarie (luci per le strade e sui balconi) rappresentano le scintille del falò, le palline e le decorazioni rappresentano speranze di prosperità, l'abete sempreverde rappresenta la speranza di rinascita riposta nel <dio albero della vita>, i fili d'oro e d'argento rappresentano i capelli delle fate o delle buone streghe!
Nel mondo contadino, i festeggiamenti si protraevano fino all'epifania (befana) perché in tale periodo le giornate iniziano lentamente ad allungarsi.
Anche la tradizione Cattolica ha ripreso il tema dell'albero: inizialmente, l'abete indicava l'Albero Cosmico, cioè la manifestazione divina del cosmo (spirito della foresta), in seguito venne identificato in Gesù e nella sua luce; in tal modo, l'illuminazione dell'albero sarebbe l'illuminazione di Cristo sull'umanità, mentre i frutti, i doni, le decorazioni simboleggerebbero la sua generosità verso di noi e la nostra verso di lui: tutto questo facevano i Teutoni quando cercavano di ingraziarsi <il dio della foresta> portando sotto l’albero i loro doni come contraccambio dei doni di lui!
Le tradizioni pagana e Cattolica (religiosa) si sono fuse: all’epifania (tempo in cui bisognerebbe <rimuovere l’albero di Natale>), per l’intervento di Gesù, come nel passato per l’intervento del <dio della foresta>, la luce allunga sempre più le giornate e Gesù <si fa avanti> per salvare il mondo... come faceva il dio Mitra nel paganesimo di Roma.
In seguito, il Cattolicesimo ha identificato l’Epifania con i doni recati a Gesù dai pastori e, soprattutto, dai Magi!
La tradizione dell'albero si estese presso molti altri popoli del nord Europa e cominciò ad accompagnare la ricorrenza natalizia (come ho detto, nel paganesimo IL NATALE ERA LA FESTA AL <DIO MITRA>, DIO DEL SOLE,… OPPURE AL <DIO DELLA FORESTA>, DIO DELL’ALBERO).
Alle ghirlande si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare leggeri e variopinti ninnoli di vetro soffiato che diventarono di moda e divennero l'ornamento tradizionale dell'albero natalizio.
Poi arrivarono anche le lampadine e le decorazioni di plastica; oggi non c'è più limite alla fantasia per creare addobbi e abbellimenti sui rami dell’albero: un discorso analogo va fatto per <i doni sotto l’albero>…


Infatti, i doni sotto l’albero erano <i doni offerti al dio Mitra e da Mitra all’uomo o allo spirito della foresta e da lui alla gente che lo adorava tramite l’albero: in epoca recente si è conservata la consuetudine pagana spostandone l’accento su Gesù e da Questi a noi!

Nelle case italiane, l'albero di Natale è arrivato da pochi decenni e in circostanze alquanto curiose.
Verso la fine del 1800 questa moda dilagava in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. Anche la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno, in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l'albero divenne di casa tra le famiglie italiane, popolarissimo soprattutto per la gioia dei bambini…. che <vedono nei doni sotto l’albero> l’attesa di essere compiaciuti!
Dal momento che il popolo tende sempre <a copiare> quello che fanno <i nobili>… l’albero di Natale divenne di usanza popolare: la Chiesa Cattolica stessa non ha mai vietato nulla di quanto il fa popolo in tale circostanza … a condizione che esso resti sempre <sotto la sua chioma>… e il resto viene da sé!
Ora non è affatto difficile notare IL GRANDE ALBERO DI FRONTE ALLO STESSO VATICANO, AL CENTRO DELLA PIAZZA DELLA BASILICA DI S. PIETRO!
DA DOVE VIENE L’ALBERO DI NATALE?
Quello che chiamiamo "albero di Natale" è nato nel Nord-Europa.
L’antica storia Norvegese su questo tema racconta del grande frassino, l'albero della Vita e dell'Universo, il sempreverde che sprofonda le sue radici fino nel buio della terra e con la sua cima tocca l'azzurro del cielo.
Nel passaggio dal paganesimo al Cristianesimo (si tratta del Cattolicesimo!), l'albero diviene quello del bene e del male e viene messo al centro degli spettacoli teatrali popolari medioevali.
Se pensiamo ai colori del Natale immediatamente rispondiamo: verde, rosso e bianco. Perché questi colori?
Bisogna ancora risalire alla tradizione Cattolica che prescriveva come decorazione dell'albero rosse mele lucide e ciliege, simboli dell’ipotetico frutto proibito offerto da Eva ad Adamo; accanto, e per contrasto, bianche cialde che rappresentavano il perdono dal peccato tramite il sacrificio di Cristo manifestatosi nell’Ostia (una cialda bianca… come <il disco solare> che il <dio sole> portava sul capo e che lo contraddistingueva da tutti gli altri <dèi>!).
Le sacre rappresentazioni <cetilche> cessarono nel 16° secolo, ma ormai le popolazioni Tedesche e Francesi, avevano preso l'abitudine di decorare <l'albero del paradiso> a Natale.
Si trattava di abeti che ancora oggi rispuntano puntualmente nella maggior parte delle case.
Per conferma bibliografica si può fare una ricerca in Internet con i seguenti temi…


L’albero di Natale

  • Le leggende della luce
  • Le leggende dei doni
  • Le leggende del colore

Le leggende sul periodo natalizio
Babbo Natale, o almeno un personaggio molto simile, sarebbe realmente esistito: si tratterebbe di San Nicola...
Nato a Patara, in Turchia, da una ricca famiglia divenne vescovo di Myra, in Lycia, nel IV secolo e forse partecipò al Concilio di Nicea nel nel 325.
Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest'anno, infatti, vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt'ora conservate e di cui divenne il santo protettore.
Negli anni che seguirono la sua morte si diffusero numerosissime leggende.
Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33) è quella delle tre giovani poverissime……
Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze.
La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa.
Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie.
In altre versioni posteriori, Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre.
In ogni caso San Nicola divenne, nella fantasia popolare, "portatore di doni", compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di natale.
Il nome olandese del santo, Sinter Klass , venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus (abbreviazione di Sanctus Nicolaus), la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale.

Babbo Natale

Si dice che allo scoccare della mezzanotte, tra il 24 e il 25 dicembre, gli animali -in special modo gli animali nelle fattorie- acquistino il meraviglioso ed inusuale dono della parola: buoi, mucche, cavalli, maiali e polli iniziano a parlare tra di loro e si scambiano strani segreti sul genere umano, in particolar modo sui loro padroni.
Ad ogni modo, non tentate di ascoltarli di nascosto: la leggenda dice che potreste attirare su di voi la sfortuna, la cecità o addirittura la morte … se tenterete di spiarli!

La Stella di Natale

La famosa "Stella di Natale" che da secoli si lega agli allestimenti tipici del Natale, sarebbe nata dal regalo ad un bimbo. Narra la leggenda, che il 25 dicembre di un anno dimenticato dalla storia, un bimbo povero entrò in una chiesa per offrire un dono a Gesù nel giorno della sua nascita.
Triste e vergognoso per il suo poco degno mazzo di frasche, il bambino perse una lacrima fra quei ramoscelli che un miracolo trasformò nel fiore più rosso e bello che i suoi occhi avessero mai visto: LA STELLA… che nulla avrebbe a che fare con <la stella della capanna>!

Rudolph, la renna con il naso rosso

Una leggenda moderna nata negli USA è quella della nona renna, inventata negli uffici della Montgomery Ward (una grande catena di magazzini americani) nel 1939, quando la direzione decise di donare ai propri clienti una nuova favola per Natale.
Nacque così Rudolph, la renna "dal grosso naso rosso", una specie di brutto anatracolo salvato dall’emarginazione … da Babbo Natale che del suo difetto fisico fece un pregio nelle lunghe notti di nebbia.
La slitta di Babbo Natale
Questa leggenda è nordica: originariamente si diceva che la slitta fosse trainata da una sola renna, poi la versione è cambiata ed apparivano otto renne. Infine se ne è aggiunta una nona, Rudolph appunto. Questo numero spiega la velocità con cui Babbo Natale riesca a far fronte alle innumerevoli richieste provenienti da ogni parte del mondo.

Alcuni Cibi

Mangiare Marron Glaces, torrone o altri dolci fatti con mandorle (come i confetti) o con nocciole, già in epoca pre-cristiana si pensava favorisse la nascita della prole e la fecondità della terra: alle castagne infatti si attribuiva un valore fecondativo.
I chicchi di uva passa utilizzati nel panettone richiamano l'immagine delle monete d'oro, e recheranno ricchezza; altrettanto si dice per le lenticchie del primo anno.